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Presepe
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Il mwdgpresepe o mwdwpresepiocite-ref-1[1] è una rappresentazione tridimensionale, realizzata con statue e oggetti, che raffigura la mwfaNatività di Gesù. Viene solitamente allestito durante il mwfqperiodo natalizio, nelle case delle famiglie mwfgcattoliche e nelle chiese. Il termine deriva dal latino mwfwpraesepe, che indicava originariamente la mangiatoia del bestiame e, per estensione, il luogo dove fu deposto Gesù alla nascita. Molti presepi combinano immagini dell'mwgaAvvento e dell'mwgqEpifania.cite-ref-treccani-2-0[2]

Le rappresentazioni della Natività hanno radici nelle prime iconografie cristiane; scene della nascita di Gesù compaiono in opere d’arte paleocristiane fin dal IV secolo e in seguito sono diventate sempre più diffuse nel Medioevo.cite-ref-3[3]

Secondo la tradizione cattolica, mwjaSan Francesco d’Assisi nel 1223 a mwjqGreccio allestì una rappresentazione vivente della Natività, con animali e una mangiatoia, durante una celebrazione liturgica. Questa iniziativa è considerata un momento centrale nella diffusione della pratica del presepe nel mondo cristiano.cite-ref-4[4]

Il presepe tradizionale comprende solitamente statue della mwkwSacra Famiglia, dei mwlaMagi, dei pastori, degli animali come il bue e l’asino, e altri personaggi collocati in un contesto che evoca la grotta o la capanna di Betlemme. Secondo alcune tradizioni, la statuina di Gesù Bambino viene inserita nella mangiatoia alla vigilia di Natale e le figure dei Magi vengono posizionate progressivamente fino al giorno dell’Epifania.cite-ref-treccani-2-1[2]

Contents

Note

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Etimologia

Il termine mwnapresepe deriva dal latino mwnqpraesaepe, che indicava una mangiatoia o greppia e, in senso più ampio, un luogo recintato destinato al ricovero degli animali.cite-ref-5[5] Il vocabolo è generalmente ricondotto alla composizione di mwogprae («davanti») e mwowsaepes («recinto»), con riferimento a uno spazio delimitato posto davanti o attorno alla mangiatoia.cite-ref-6[6]

È stata talvolta proposta anche una derivazione dal verbo latino mwqqpraesepire («cingere, recintare»), ipotesi segnalata dalla lessicografia ma considerata secondaria rispetto all’etimologia da mwqgpraesaepe.cite-ref-7[7]

Nel latino tardo e nella tradizione biblica latina il termine mwsapraesaepe convive con mwsqcripia o mwsgcrippa, forma attestata nella mwswVulgata e da cui derivano vari termini nelle lingue europee.cite-ref-8[8] Da questa radice provengono, con differenti evoluzioni fonetiche e semantiche, mwuagreppia in italiano, mwuqKrippe in tedesco, mwugcrib in inglese, mwuwkrubba in svedese e mwvacrèche in francese.cite-ref-9[9]

Il termine mwwgpresepe è utilizzato principalmente in Italia e in alcune aree dell’Europa meridionale di tradizione romanza, mentre in altri contesti linguistici prevalgono denominazioni derivate dalla radice latina mwwwcripia.cite-ref-10[10]

Storia e diffusione

La tradizione del presepe trae origine dal racconto evangelico della nascita di Gesù, in particolare dal riferimento alla mangiatoia presente nel mwygVangelo secondo Luca. Su questa base testuale si è sviluppata, nel corso dei secoli, una progressiva elaborazione liturgica, devozionale e artistica della Natività:

(latino)

«

Maria

peperit filium suum primogenitum, et pannis eum involvit, et reclinavit eum in praesepio: quia non erat eis locus in diversorio.»

(italiano)

«Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nel ricovero.»

(Vangelo secondo Luca, II, 7)

Arte paleocristiana

Le più antiche raffigurazioni della mwagVergine con il mwawGesù Bambino appartengono all’arte paleocristiana. Un esempio significativo è la pittura delle mwbaCatacombe di Priscilla sulla mwbqVia Salaria a mwbgRoma, datata tra il 230 e il 240 d.C. (III sec.), che mostra Maria con il Bambino in un contesto funerario cristiano.cite-ref-11[11]

Tradizione bizantina

Nella tradizione iconografica bizantina la Natività di Gesù è ambientata in una grotta, con la Vergine raffigurata distesa, il Bambino deposto nella mangiatoia e mwdqSan Giuseppe rappresentato in posizione marginale. Questo schema iconografico, diffuso nel mondo orientale, influenzò la produzione artistica medievale in Occidente.cite-ref-12[12]

L’iniziativa di San Francesco a Greccio

La tradizione del presepe come rappresentazione tridimensionale della Natività ebbe origine in Italia con mwfaSan Francesco d'Assisi, che nel 1223 realizzò a mwfqGreccio la prima scena vivente, con l’autorizzazione di mwfgpapa Onorio III.cite-ref-13[13] Tommaso da Celano descrive l’evento nella sua prima mwgwVita di San Francesco e Bonaventura nella mwhaLegenda maior.cite-ref-14[14]cite-ref-15[15]

«Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l'asino... Francesco canta il Santo Vangelo e predica la nascita del re povero.»

(Bonaventura, Legenda maior, XX)

Il presepe di Greccio rappresenta il passaggio dalla Natività pittorica e simbolica all’allestimento tridimensionale della scena della nascita di Gesù, che sarà seguito poi dall’arte del Rinascimento e dalle tradizioni locali.cite-ref-16[16]

Scultura e pittura medievale e rinascimentale

Il primo presepe scultoreo documentato è generalmente identificato con il gruppo realizzato da mwoqArnolfo di Cambio alla fine del XIII secolo per la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, considerato un passaggio fondamentale nella resa tridimensionale della Natività.cite-ref-17[17] Gli altorilievi con alcune figure a tutto tondo furono completati successivamente. Il presepio si richiama all'intenzione di mwpgpapa Sisto III, che sin dal mwpw432 creò nella primitiva basilica una "grotta della Natività" simile a quella di mwqaBetlemme; la basilica stessa prese allora la denominazione di Santa Maria mwqqad praesepemcite-ref-18[18]

Con mwrwGiotto la rappresentazione della Natività conobbe un’evoluzione verso il naturalismo: negli affreschi della mwsaCappella degli Scrovegni a mwsqPadova lo spazio e le figure sono organizzati secondo criteri più realistici, pur mantenendo elementi della tradizione iconografica precedente.cite-ref-19[19]

Invece il primo esempio noto di presepe in legno con figure tridimensionali a mwtwtutto tondo di cui si ha notizia è conservato nella mwuaBasilica di Santo Stefano di mwuqBologna. L'opera fu scolpita in legno di tiglio e olmo da un artista anonimo tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo. Le statue rimasero prive di colore sino al 1370, quando il pittore bolognese mwugSimone dei Crocefissi applicò una ricca policromia in stile gotico.cite-ref-20[20] Questa opera rappresenta un passaggio fondamentale nella tradizione del presepe in Italia, mostrando la transizione dalla rappresentazione pittorica e simbolica della Natività all'allestimento tridimensionale della scena, che diventerà poi una pratica diffusa nelle chiese e, successivamente, nelle abitazioni private.

Nel corso del Quattrocento e del primo Cinquecento la Natività divenne un soggetto centrale della pittura italiana. Tra le opere più note figurano l’mwwamwwqAdorazione dei Magi di mwwgBotticelli (conservata agli mwwwUffizi di mwxaFirenze), la mwxqmwxgNatività di mwxwPiero della Francesca alla mwyaNational Gallery di mwyqLondra e la mwygmwywNatività del mwzaCorreggio alla mwzqPinacoteca di Brera a mwzgMilano.cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]cite-ref-23[23]

Parallelamente si sviluppò una tradizione "plastica" della Natività, in particolare attraverso le mw3aterracotte invetriate di mw3qLuca della Robbia e mw3gAndrea della Robbia, destinate a chiese e santuari. Tra gli esempi più rilevanti si annoverano le opere conservate nel mw3wconvento della Verna e nel duomo di mw4aVolterra.cite-ref-24[24]

Al 1555 risale un presepe di mw5gFederico Brandani, opera in stucco, tufo e pietra pomice conservato ad mw5wUrbino, nell'mw6aOratorio di San Giuseppe, con figure a grandezza naturale. Il soffitto e le pareti della cappella del presepio è interamente rivestita di tufo e stucco, in modo da creare un ambiente simile a quello di una grotta.cite-ref-referencea-25-0[25]

Diffusione popolare e regionale

L'iconografia del presepe, ispirata all'iniziativa di San Francesco a Greccio, passò ben presto dall'ambito artistico a quello popolare, soprattutto all'interno delle chiese, dove la rappresentazione della Natività con statuine ed elementi tratti dall'ambiente naturale divenne un rito ricorrente. Nelle regioni dell'mw7wItalia centralecite-ref-cuteri-26-0[26] e in mw9aEmilia-Romagnacite-ref-27[27], già nel mw-qXV secolo era diffusa l'usanza di collocare nelle chiese statue dei protagonisti della Natività.

Durante il mw-wXVI secolo la tradizione del presepe si diffuse anche nel mw-aRegno di Napolicite-ref-cuteri-26-1[26]. In questa città alcuni autori attribuiscono la nascita del presepe "moderno" a San mwaqeGaetano Thienecite-ref-5-28-0[28]. Si trattava di una rappresentazione plastica della Natività, realizzata con materiali poveri e piccole statue, in cui la scena sacra era spesso accostata a episodi di vita quotidiana, ambientati nelle vie napoletane con personaggi in abiti contemporanei.cite-ref-29[29]

Dal mwaqsXVII secolo il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case dei nobili, sotto forma di piccoli allestimenti o "cappelle" in miniatura, anche grazie all'invito del papa durante il mwaqwConcilio di Trento, che ne apprezzava la capacità di trasmettere la fede in modo semplice e vicino alla sensibilità popolare.

Sempre nel XVII secolo, si registrò in mwaq4Spagna la prima esposizione privata di un presepe a mwaq8San Cristóbal de La Laguna, a mwaraTenerifecite-ref-30[30]. Nelle Americhe, il francescano mwaruPedro de San José de Bethencourt, fondatore dell'mwaryOrdine dei fratelli di Betlemme, contribuì alla diffusione dei presepi tra le comunità cristiane locali, guadagnandosi il titolo di "San Francesco d'Assisi delle Americhe"cite-ref-31[31].

Tradizioni settecentesche

Il grande sviluppo dei presepi scolpiti si ebbe nel mwasgSettecento, quando si formarono le grandi tradizioni presepistiche del mwaskpresepe napoletano, mwasogenovese, mwassbolognese, ma anche di altre zone. A Roma, infatti, in questo secolo i mwaswpupazzari iniziarono la produzione di statuine in terracotta atte all'uopo, e da Roma poi l'usanza si diffuse anche in mwas0Umbria e nelle mwas4Marche, all'epoca regioni pontificie, dove si rafforzò la tradizione presepistica già presentecite-ref-32[32]. In questo secolo si diffusero i presepi nelle case. Nel mwatmXVIII secolo, addirittura, a Napoli si scatenò una vera e propria competizione fra famiglie su chi possedeva il presepe più bello e sfarzoso: i nobili impegnavano per la loro realizzazione intere camere dei loro appartamenti ricoprendo le statue di capi finissimi di tessuti pregiati e scintillanti gioielli autenticicite-ref-33[33]. Nello stesso secolo a Bologna, altra città italiana che vanta un'antica tradizione presepistica, venne istituita la Fiera di Santa Lucia quale mercato annuale delle statuine prodotte dagli artigiani locali, che viene ripetuta ogni anno, ancora oggi, dopo oltre due secoli. Infine si diffuse capillarmente l'usanza di allestire il presepio nelle chiese. Alcuni di essi sono sopravvissuti, nonostante i molti furti subiti, e vengono tuttora esposti nel periodo natalizio.

Diffusione moderna e contemporanea

Fra la fine dell'mwatoOttocento e l'inizio del mwatsNovecento il presepe arrivò anche negli appartamenti dei borghesi e del popolo, dove divenne il centro simbolico attorno al quale ruotano le festività natalizie. La diffusione dell'albero di Natale non ha cancellato la tradizione del presepe, ma si è ad essa affiancatacite-ref-34[34].

La diffusione progressiva del presepe viene spiegata anche dal successo che esso incontra presso i più piccoli: mwauese Dio è anch'Egli un bambino, se una mamma e dei doni ce lo fanno tanto somigliante, la fede, il soprannaturale possono germogliare in noi nel modo più soave a familiare, e la chiesa del fanciullo sarà il presepiocite-ref-35[35]. La tradizione è viva ancor oggi, e i presepi sono allestiti a volte in modo tradizionale e a volte in modo più tecnologico, con figure dotate di movimenti meccanici, impianti elettrici per riprodurre l'alternarsi del giorno e della notte, o anche con ruscelletti che scorrono grazie a piccole pompe elettriche. Le statuine sono oggi disponibili in materiale plastico, ma spesso si usano anche quelle in materiali tradizionali, come la terracotta, il gesso o la cartapesta, acquistati appositamente o accuratamente conservate durante i vari passaggi di generazione.

Il presepe vivente

La tradizione del mwaukpresepe vivente, sulla scia della prima rievocazione francescana, è diffusa in tutta la penisola. Nel presepe vivente viene proposta una breve rappresentazione teatrale che rappresenta, in una scenografia dedicata, la nascita di mwauoGesù.

Tappe fondamentali della storia del presepe

| Periodo | Evento | Località / Artefice | Note |
|---|---|---|---|
| III secolo | Prime raffigurazioni della Vergine con il Bambino | Catacombe di Priscilla, Roma | Pittura paleocristiana funeraria |
| VIII-XI secolo | Iconografia bizantina della Natività | Impero bizantino | Bambino nella mangiatoia, Maria distesa, Giuseppe marginale |
| 1223 | Prima rappresentazione vivente della Natività | Greccio, San Francesco d'Assisi | Autorizzata da papa Onorio III; utilizzo di bue e asino; prima Natività "tridimensionale" |
| Fine XIII secolo | Primo presepe scultoreo documentato | Basilica di Santa Maria Maggiore, Roma; Arnolfo di Cambio | Passaggio dalla Natività pittorica alla scultura tridimensionale |
| Fine XIII – XIV secolo | Presepe di Giotto | Basilica superiore di Assisi | Rappresentazione ispirata a Greccio, passaggio verso naturalismo |
| XV secolo | Diffusione nelle chiese con statue | Italia centrale, Emilia-Romagna | Statuine della Natività collocate all’interno delle chiese |
| XVI secolo | Presepe "moderno" | Napoli, San Gaetano Thiene | Scene sacre abbinate a episodi quotidiani, materiali poveri, piccole statue |
| XVII secolo | Diffusione nelle case dei nobili e in miniatura | Italia, Spagna, Americhe | Allestimenti domestici; primi presepi pubblici a Tenerife; opere di Pedro de San José de Bethencourt |
| XVIII secolo | Grande sviluppo dei presepi scolpiti | Napoli, Bologna, Roma, Umbria, Marche | Tradizioni napoletane e bolognesi consolidate; produzione di statuine artigianali; Fiera di Santa Lucia |
| XIX-XX secolo | Diffusione popolare e domestica | Italia e mondo cristiano | Presepi in appartamenti borghesi e popolari; affiancamento dell’albero di Natale |
| XX-XXI secolo | Innovazioni contemporanee | Internazionale | Presepi con elementi meccanici, elettrici, materiali plastici e creativi; continuazione della tradizione |

Simbologia e origine delle ambientazioni

Il presepe è una rappresentazione della natività di Gesù Cristo con scenografie e simboli tratti dai Vangeli, dai testi apocrifi e da tradizioni culturali successive. La mangiatoia, l’adorazione dei pastori e la presenza degli angeli si fondano sul racconto dei Vangeli del Nuovo Testamento che descrivono la nascita di Gesù a Betlemme.

Secondo i testi apocrifi dell’infanzia, in particolare il mwaziProtovangelo di Giacomomwazm – un vangelo apocrifo in lingua greca composto nella seconda metà del II secolo che amplia le narrazioni canoniche dell’infanziamwazq – la nascita avviene in una grotta e attorno alla mangiatoia compaiono il bue e l’asinello, elementi non presenti nei Vangeli canonici ma fissati nella tradizione artistica e popolare successiva.cite-ref-36[36]cite-ref-37[37]cite-ref-38[38]

La presenza del bue e dell’asinello accanto alla scena è stata interpretata alla luce di tradizioni, tra cui profezie antiche come “Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone”, usate nella tradizione cristiana per giustificare la loro inclusione nella rappresentazione della natività, pur non essendo attestati nei Vangeli canonici.cite-ref-39[39]

I Magi sono citati nel mwaacVangelo secondo Matteo (2:1‑12cite-ref-40[40]) come sapienti venuti dall’Oriente per adorare il neonato Gesù e offrirgli oro, incenso e mirra; il testo biblico non indica il loro numero né i nomi, che emergono in tradizioni successive e in fonti culturali e liturgiche. In alcune tradizioni cristiane il numero fu fissato in tre associandolo ai tre doni.cite-ref-41[41]cite-ref-42[42]

La raffigurazione scenografica del presepe con ambientazioni rurali, personaggi popolari e dettagli contemporanei, come nei presepi napoletani, è un fenomeno di tradizione artistica e culturale sviluppatosi nel Medioevo e nell’età moderna, in parte sulla scia della prima rievocazione vivente della natività promossa da San Francesco d’Assisi a Greccio nel 1223, e in parte come espressione della creatività artigianale locale.cite-ref-43[43]

Il presepe in Italia

In mwabsItalia il presepe presenta numerose varianti regionali. Le tradizioni locali si differenziano principalmente per i materiali impiegati e per l’ambientazione, che può essere urbana o rurale, spesso ispirata al paesaggio circostante.

Presepe abruzzese

La tradizione del presepe in Abruzzo è attestata sin dal XIII secolo. Secondo la tradizione, il primo presepe della regione sarebbe stato realizzato a Penne il 25 dicembre 1225 dal beato Agostino d’Assisi, ispirato alla celebrazione francescana del Natale di Greccio.cite-ref-44[44]

Nel corso del Rinascimento e dell’età moderna sono documentati presepi di notevole pregio artistico e scenografico, sia in ambito ecclesiastico sia domestico, come attestano il presepe descritto nel XVI secolo a Penne da Serafino Razzi e quello della famiglia Piccolomini di Celano, inventariato nel 1567 con oltre cento figure.cite-ref-45[45]

Tra XVII e XVIII secolo si collocano importanti complessi presepiali lignei, tra cui il presepe Antinori, giunto a Lanciano da L’Aquila e composto da oltre cento statue, e il progetto, documentato nel 1584, di un grande presepe commissionato dalla famiglia Valignani per il duomo di Chieti.cite-ref-46[46]

Il presepe abruzzese si caratterizza per una rappresentazione sobria del mondo contadino e pastorale, strettamente legata al paesaggio e alla spiritualità locale, in contrasto con lo sfarzo del presepe napoletano. Tale identità è stata sintetizzata dall’espressione “Abruzzo presepe d’Italia”.cite-ref-47[47]

Nel Novecento assume rilievo il Presepe monumentale di Castelli, realizzato tra il 1965 e il 1975 dall’Istituto d’Arte “F.A. Grue”, composto da 54 statue in ceramica a grandezza naturale ed esposto anche fuori dall’Italia.cite-ref-48[48]

Accanto al presepe artistico si è sviluppata una consolidata tradizione di presepi viventi, il più antico dei quali è quello di Rivisondoli, istituito nel 1951, che ha fatto da modello a numerose rappresentazioni analoghe in Abruzzo e in altre regioni italiane.cite-ref-49[49]

Presepe bergamasco

Il presepe bergamasco, o orobico, si caratterizza storicamente per una forte impronta artigianale e per l’impiego di materiali semplici, riflettendo il contesto economico e culturale del territorio.cite-ref-0-50-0[50] La tradizione è documentata sin dal XVI secolo, come attestano pregevoli gruppi statuari in terracotta policroma conservati in ambito ecclesiastico, affiancati nel Seicento da opere in stucco e legno dorato.cite-ref-4-51-0[51]

A partire dal XIX secolo, nel territorio di Bergamo operarono numerose botteghe specializzate nella produzione di statue in gesso a soggetto religioso, inizialmente destinate alle chiese e successivamente anche all’uso domestico.cite-ref-52[52] Le figure venivano realizzate tramite stampi ricavati da modelli scolpiti, quindi rifinite e dipinte a mano. Accanto ai soggetti sacri, rappresentati in atteggiamenti di raccoglimento, si diffusero personaggi ispirati alla vita rurale e pastorale, elemento distintivo della tradizione locale.

Nel corso del Novecento la produzione seriale di statuine di dimensioni ridotte favorì una più ampia diffusione del presepe nelle abitazioni private, contribuendo alla continuità della tradizione. Un esempio rappresentativo del presepe bergamasco è conservato presso il mwafiMuseo permanente del Presepio di mwafmDalmine, che documenta l’evoluzione storica e artigianale di questa forma di espressione devozionale nel territorio orobico.

Presepe bolognese

Il presepe bolognese (o emiliano) è una delle più antiche e significative tradizioni presepiali dell’Emilia-Romagna, con testimonianze documentate fin dal XIII secolo. Si distingue per la realizzazione di figure a tutto tondo, scolpite o modellate integralmente, comprese le vesti, a differenza di altre scuole italiane in cui le statue erano spesso vestite. Le figure sono principalmente in terracotta policroma, ma anche in cartapesta, legno o gesso, e si caratterizzano per grande espressività e varietà di dimensioni. La tradizione è stata influenzata dalle scuole artistiche settecentesche locali, che hanno contribuito allo sviluppo del linguaggio plastico e alla raffinatezza delle figure, spesso esposte in collezioni museali come il Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, dove sono conservate importanti raccolte di statuine dei secoli XVIII‑XIX, esposte anche in mostre come Presepi dalla collezione Forlai, che illustrano la varietà di modelli e l’evoluzione stilistica locale.cite-ref-53[53]cite-ref-54[54] La tradizione bolognese è stata reinterpretata anche in chiave contemporanea con opere di artisti come Pietro Righi e Giovanni Putti, esposte periodicamente negli spazi del museo, documentando l’eredità delle scuole plastico-scultoree locali.cite-ref-55[55]cite-ref-56[56] La tradizione popolare è inoltre associata alla fiera di Santa Lucia, che si svolge durante il periodo natalizio sotto il Portico dei Servi in Strada Maggiore, rappresentando un importante momento culturale per la città. Tra i personaggi tipici del presepe bolognese si ricordano la mwagsMeraviglia, il mwagwDormiglione e, più recentemente, la mwag0Curiosa.cite-ref-salvatori-57-0[57]

Presepe friulano e giuliano

La presenza del presepe a livello popolare nella tradizione del Friuli e della Venezia Giulia non è molto antica, anche per gli influssi del mondo germanico in cui si diffuse più ampiamente solo nel XVIII secolo. Veniva per lo più realizzato nelle chiese e nei monasteri. Nelle case del popolo lo troviamo più presente nell'area triestina rispetto a quella friulana. Tuttavia non mancano testimonianze antiche, come il presepe del convento delle Orsoline di mwahqCividale del Friuli, che ancora viene esposto, in cui sono presenti statuine risalenti al XVIII secolo e forse alcune al XVII. Celebre è la tradizione del presepe nel paese di mwahuSutrio, che nel 2022 ha avuto l'onore di allestire quello di Piazza S. Pietro a Roma. Quest'arte si è diffusa grazie alla passione di Gaudenzio Straulino detto Teno che dagli anni Cinquanta e per trentanni ha lavorato, ingrandendolo costantemente, ad un presepe interamente in legno e meccanico che rappresenta tutte le attività contadine e artigianali della mwahyCarnia. Degni di nota sono anche i presepi allestiti a Poffabro; quello che si è fatto ad Ara di mwahcTricesimo su una vasta area aperta, per una tradizione nata nel 1976 dopo il terremoto e che è durata quarant'anni; quello verticale di Subit di mwahgAttimis, che riprende una tradizione medievale; il presepe allestito dai subacquei sul fondo del lago di Cornino a mwahkForgaria nel Friuli.

Presepe genovese

Il presepe genovese rappresenta una delle principali tradizioni presepiali liguri, con radici antiche e consolidata scuola settecentesca. Si distingue per la cura dei dettagli, l’uso vario dei materialimwaii – tra cui legno, ceramica, carta, stoffe e piccoli elementi metallicimwaim – e per la rappresentazione realistica della vita urbana e talvolta rurale della città e del territorio circostante.cite-ref-referencec-58-0[58] Tra gli scultori più noti della scuola genovese si segnala mwaigAnton Maria Maragliano, le cui statuine si trovano nel presepe del Santuario di Nostra Signora di Carbonara (mwaikMadonnetta), organizzato a scena fissa con ambientazione urbana e i tipici mwaiocarrugi genovesi.cite-ref-referencec-58-1[58] Una parte consistente delle sue opere è conservata nel Museo del Presepe di mwai8Imperia.cite-ref-59[59]

Altri esempi significativi includono i presepi della mwajucattedrale di San Lorenzo, con il gruppo marmoreo della Natività, e della mwajychiesa di Santa Caterina in mwajcPortoria. Tra i presepi più recenti si segnala quello del mwajgSantuario del Bambino Gesù di Praga ad mwajkArenzano, realizzato in un centro di produzione di ceramica vicino a Genova dall’artista mwajoEliseo Salino.

Il presepe genovese, oltre al valore artistico, ha avuto anche una funzione religiosa e sociale, diffondendo il racconto della Natività nelle chiese e nelle case della città. Alcuni modelli includono meccanismi e automi che animano scene quotidiane, come mulini o pescatori, riflettendo la teatralità e il realismo tipici della scuola ligure. La tradizione ha inoltre influenzato altre regioni del Nord-Ovest italiano e alcune tecniche furono esportate in chiese e musei europei. Collezioni pubbliche e museali, oltre a quella di Imperia, conservano esempi significativi dell’evoluzione storica e stilistica del presepe ligure.cite-ref-referenced-60-0[60]

Presepe marchigiano

Antichissima è l'usanza del presepe nelle Marche, risalente ai primi anni del XIII secolo, tempo in cui mwakiSan Francesco frequentava la regione e al suo passaggio sorgevano ovunque conventi, che erano il fulcro della diffusione di questa tradizione sacracite-ref-61[61].

Il presepe tradizionale marchigiano è tipicamente ambientato in una campagna simile a quella delle colline marchigiane, con elementi orientaleggianti che suggeriscono la Palestina, e dall'uso di mwalqpupi (statuine) di terracotta, cartapesta o in gesso, senza applicazione di vestiti in stoffa, che rappresentano pastori e contadinicite-ref-giordano-62-0[62]. La semplice immaginazione popolare, per immaginare la Palestina dei tempi di Gesù, non poteva fare altro che ispirarsi ai borghi e alle frazioni più remote, come ben descritto dal poesta dialettale mwalkDuilio Scandali nel "mwaloVangelo de mi nona"cite-ref-63[63]

Nei centri costieri marchigiani, a volte, i presepi hanno un'ambientazione marina e ai pastori si sostituiscono i pescatoricite-ref-64[64], mentre nella zona appenninica i presepi si fanno più rupestri. Date queste ambientazioni, sono del tutto assenti le affollate rappresentazioni di botteghe, bancarelle e osterie, come pure ogni forma di sfarzo; frequenti invece le raffigurazioni di semplici attività agresti e pastorali e le riproduzioni di scene di vita tradizionale di campagna o di piccolo paese. L'erba è rappresentata utilizzando il mwamqmuschio raccolto nei boschi e gli alberi vengono realizzati tagliando da alberi e arbusti i rami con le ramificazioni più fittecite-ref-giordano-62-1[62].

Tra i più noti presepi artistici della regione ci sono: il presepio dell'Oratorio di San Giuseppe ad Urbino, di mwamoFederico Brandani, (in stucco, tufo e pietra pomice, del 1555)cite-ref-referencea-25-1[25] e il presepe monumentale di mwam8Fermo, all'interno del Monte di Pietàcite-ref-65[65]. Da ricordare anche i grandi presepi che vengono allestiti a mwanqLoretocite-ref-66[66]cite-ref-67[67] (i maggiori nei dintorni della mwan0Basilica della Santa Casa), a mwan4Fano (nelle cantine di Palazzo Fabbricite-ref-68[68]), a mwaomFilottrano (nella chiesa di Santa Maria degli Angelicite-ref-69[69]) e a mwaogTolentino (nel mwaokconvento di San Nicolacite-ref-70[70]).

Al mwao8Museo delle arti e tradizioni popolari di Roma e al mwapaMuseo Pinacoteca della Santa Casa di Loreto sono presenti figure di presepi marchigiani del Settecentocite-ref-referenceb-71-0[71].

Nel sud della regione, a partire dal Settecento, esiste una tradizione artistica di produzione di pupi da presepe in terracotta; emerge in mwapyAscoli la figura dei mwapcpupari Domenico ed Emidio Paci, attivi tra fine del Settecento e metà dell'Ottocentocite-ref-72[72]cite-ref-73[73]cite-ref-74[74], che lavorarono, oltre che in tutte le Marche, anche in Umbria, realizzando nel 1830 il presepio in stucco nella Cappella della Natività della mwaqqBasilica di Santa Maria degli Angeli di mwaquAssisicite-ref-75[75].

Presepe napoletano

Il presepe napoletano è un'importante variante della tradizione presepistica italiana. Diffuso in tutta l’mwareItalia meridionale, è noto anche oltre i confini della Campania per la sua ricchezza compositiva e scenografica, e per la rappresentazione della vita quotidiana insieme alla narrazione sacra.cite-ref-76[76]

Le statuine del presepe napoletano sono il risultato di una lunga evoluzione storica, strettamente legata ai materiali e alle tecniche di lavorazione impiegate nel corso dei secoli. Prima del XVII secolo, le rappresentazioni della Natività a Napoli erano generalmente caratterizzate da una composizione semplice e da figure rigide e statiche, destinate prevalentemente a contesti religiosi domestici o ecclesiastici; in questa fase le statuine erano realizzate soprattutto in legno e mwarcterracotta, mentre tra il XV e il XVI secolo iniziò a diffondersi anche l’uso della mwargcartapesta, materiale più leggero ed economico, impiegato per produzioni di dimensioni ridotte.cite-ref-77[77] Solo a partire dal mwar0Seicento, e in modo più compiuto nel mwar4Settecento, il presepe napoletano assunse una forma artistica più complessa e realistica, con l’introduzione di corpi articolati, teste modellate in mwar8terracotta, abiti in stoffa e ambientazioni ispirate alla vita quotidiana della Napoli contemporanea, segnando il passaggio da un oggetto prevalentemente devozionale a una vera e propria espressione artistica e scenografica.cite-ref-78[78]cite-ref-79[79] Nel mwasgXX secolo, con la produzione industriale, alcune figure iniziarono a essere realizzate in plastica, sostituendo parzialmente la lavorazione artigianale per motivi di costo e produzione di massa, pur mantenendo la terracotta per le figure di pregio e collezionistichecite-ref-80[80].

I personaggi tipici del presepe napoletano comprendono il pastorello Benino (o Benito), il vinaio, mwas4Cicci Bacco, il pescatore, mwas8zi' Vicienzo e mwatazi' Pascale, il monaco, la zingara, la meretrice e i venditori che rappresentano i mesi dell'anno.cite-ref-81[81]cite-ref-82[82] Tipiche del presepe napoletano sono anche le mwatkminuterie, cioè piccoli oggetti che arricchiscono le scene.

La tradizione è strettamente legata a mwatsVia San Gregorio Armeno, strada del centro storico di Napoli famosa per le botteghe artigiane che producono statuine durante tutto l'anno, sia secondo schemi tradizionali sia con soggetti contemporanei.cite-ref-83[83]

Tra i più importanti presepi napoletani si annoverano il mwauepresepe Cuciniello al mwauiMuseo nazionale di San Martino, quello della mwaumReggia di Caserta, del Museo Irpino di mwauqAvellino e infine quello dell'mwauuAbbazia di Montevergine. Alcuni esempi storici sono conservati anche all'estero, come al mwauyMetropolitan Museum of Art di mwaucNew York, al mwaugMuseo nazionale bavarese di mwaukMonaco di Baviera e al Museo delle Belle Arti di mwauoRouen.

Di recente scoperta è la mwauwCollezione SAME, contenente presepi in miniatura realizzati nella seconda metà del mwau0Novecento a mwau4Castellammare di Stabia, tra cui spicca uno realizzato in seme di mwau8canapa di 2,8 millimetri, candidato al mwavaGuinness dei primati.cite-ref-84[84]

Presepe pugliese

Il presepe pugliese è una manifestazione della tradizione presepiale italiana caratterizzata dall’uso di figure realizzate in cartapesta, spesso accompagnate da elementi architettonici o vegetali modellati nello stesso materiale, in particolare nelle località del mwavcSalento e dell’area di mwavgLecce.cite-ref-85[85]

La lavorazione della cartapesta ha una lunga storia nel territorio salentino e si è sviluppata come tecnica artigianale applicata alla produzione di statue sacre e presepi. Tra i principali esponenti dell’arte cartapestale storica va ricordato Luigi Guacci (1871–1934), maestro della cartapesta leccese, la cui opera in terracotta e cartapesta del primo Novecento è esposta periodicamente, ad esempio nella Chiesa dell’mwav4Abbazia di Santa Maria a Cerrate, in occasione delle iniziative culturali e natalizie promosse dal mwav8Fondo per l'Ambiente italiano e dalle istituzioni locali; l’opera, databile ai primi decenni del XX secolo, rappresenta scene della Natività con figure animate e dettagliate, riflettendo l’evoluzione della tradizione artigianale salentina e il ruolo delle botteghe locali nella produzione di presepi artistici.cite-ref-86[86]

Oltre alla produzione storica, più recenti presepi in polpa di carta e cartapesta realizzati da artisti come Nunzio Sgobio sono esposti nelle stesse sedi, testimoniando la continuità della tradizione e l’evoluzione creativa nella rappresentazione della Natività.cite-ref-87[87]

La cartapesta leccese è inoltre conservata e valorizzata in collezioni museali dedicate alla storia delle tradizioni popolari, come quelle del Museo provinciale delle tradizioni popolari “Abbazia di Cerrate”, che custodisce statue in cartapesta e altri oggetti artigianali, offrendo un quadro della lavorazione storica e del ruolo di questa arte nella cultura materiale salentina.cite-ref-88[88]

Manifestazioni locali, fiere e mostre promuovono ancora oggi la produzione di figure presepiali in cartapesta, contribuendo alla conservazione e alla diffusione della tradizione artigianale pugliese nel contesto natalizio.cite-ref-89[89]

Presepe romano

Il presepe romano è una delle principali tradizioni presepiali italiane e si caratterizza per un’ambientazione sobria e realistica, ispirata al paesaggio e alla vita quotidiana dei dintorni di Roma. La rappresentazione della mwaxocampagna romana, con pini domestici, olivi, casali rustici, locande e rovine dell’antica Roma, come acquedotti e resti monumentali, costituisce un elemento distintivo e richiama la continuità storica tra il mondo classico e quello cristiano. Accanto all’ambientazione rurale tradizionale, dalla seconda metà del Novecento si è sviluppata anche la riproduzione di scorci della cosiddetta Roma sparita, come nel presepio allestito sulla mwaxsScalinata di Trinità dei Monti. Tra i presepi più noti rientra quello della mwaxwBasilica di Santa Maria in Aracoeli, storicamente legato alla venerazione della statua del Bambinello, mentre un esempio contemporaneo di esposizione permanente è il mwax0presepe dei Netturbini, realizzato nel 1972 presso una sede di mwax4AMA nel quartiere mwax8Aurelio.cite-ref-antonazz-90-0[90]

Nel 1982 mwayupapa Giovanni Paolo II inaugurò la tradizione dell’allestimento di un presepio in mwayyPiazza San Pietro in occasione del Natale. Il presepio vaticano, arricchito nel tempo anche da nuove figure realizzate secondo tradizioni regionali diverse, non rappresenta un esempio tipico del presepe romano, ma riflette l’universalità del cattolicesimo.cite-ref-cns2006-91-0[91]

Tra le tradizioni romane legate al presepio rientra la benedizione delle statuine di Gesù Bambino, impartita dal papa l’ultima domenica prima del Natale, che vengono successivamente collocate nei presepi domestici.cite-ref-antonazz-90-1[90]

Il mwazeMuseo nazionale delle arti e tradizioni popolari di Roma conserva una significativa collezione di presepi appartenenti a diverse tradizioni regionali italiane, documentando l’evoluzione storica del presepio in Italia.cite-ref-referenced-60-1[60]

Presepe sardo

Il presepe in Sardegna è detto anche mwazgsu Naschimentu, mwazksu Nascimentu o mwazosa Paschixedda (piccola "Pasqua" di Natale) e ha una tradizione che si ricollega al mondo francescano e cappuccino.

Inizialmente poveri di personaggi, i presepi dei tempi passati erano improntati all'essenzialità: c'erano solo il bambin Gesù, Maria, san Giuseppe, il bue e l'asinello e qualche pastore con le sue pecore; mwazwlentisco, mwaz0mirto, rami d'ulivo e muschio facevano da scenario. Il presepe dei frati cappuccini di Cagliari, datato 1948, quello di Olmedo, realizzato con la pasta di pane, quelli realizzati in sughero e quelli più moderni, sommersi nei fondali marini o assemblati con materiali di riciclo, esprimono il talento degli artigiani sardi.

Presepe siciliano

Il presepe siciliano ha una sua originalità, anche se sono evidenti gli influssi della scuola napoletana per la riproduzione di scene di vita quotidiana localecite-ref-92[92]. A volte anche la tecnica è influenzata da quella napoletana, quando le figure vengono realizzate con anima in legno e fil di ferro e con vestiti di stoffa. Le aree in cui è più viva ed originale la tradizione del presepio sono quelle di mwa0kPalermo, mwa0oSiracusa, Trapani e mwa0sCaltagirone. Particolarità siciliane sono l'uso della mwa0wceroplastica per realizzare le figure (usanza propria di Palermo e Siracusa) e l'uso di accessori d'oro e d'argento nella statuina del Bambino Gesù.

A Trapani i maestri trapanesi erano usi realizzare per le chiese e le dimore della ricca nobiltà dei secoli XVII e XVIII singoli pastori o composizioni presepiali di varie dimensioni, con gli stessi materiali con i quali erano soliti creare piccole sculture e statuine votivecite-ref-93[93]. Tipico è l'uso di materiali nobili come il mwa1icorallo, affiancato all'avorio, alla madreperla, all'osso, all'alabastro e alle conchiglie. Alcuni tra i più preziosi sono oggi custoditi al mwa1mmuseo Pepoli. A Caltagirone, dove è presente un'antica tradizione di produzione di ceramica, i presepi sono realizzati in terracotta. Tipica siciliana è la produzione di statuine in legno con vestiti in stoffa immersa in un bagno di colla che li rende rigidi e brillanticite-ref-esposizione-94-0[94]. Tra i capiscuola siciliani dell'arte dei presepi si deve ricordare mwa1gGaetano Zumbo, abile ceroplasta; un suo presepio in cera è esposto al mwa1kVictoria and Albert Museum di Londra. Un presepe barocco trapanese, realizzato da mwa1oGiovanni Antonio Matera, è ammirabile al mwa1sMuseo etnografico siciliano Giuseppe Pitré.

Personaggi tipici del presepe siciliano sono: mwa10Susi Pasturi, che, in mezzo all'animazione generale, dorme su un'amaca (corrisponde al napoletano mwa14Benino e al bolognese mwa18Dormiglione), lo mwa2asbaundatu o mwa2escantatu ra stidda, che è il primo ad avvistare la stella cometa (corrisponde al calabrese 'mwa2iu mmagatu di stii), mwa2mZu Innaru (Zio Gennaio), che è un vecchietto che si riscalda di fronte ad un fuoco accesocite-ref-salvatori-57-1[57].

Presepe trentino ed altoatesino

La tradizione del presepio del Trentino-Alto Adige ha una storia secolare ed è legato all'artigianato della scultura del legno, attiva in molte località, ma specialmente in Val Gardena e a Tesero, in mwa28Val di Fiemme; il legno usato è quello del mwa3apino cembro.

Si ricordano alcuni importanti presepi del Trentino-Alto Adige: nel mwa3iMuseo diocesano di mwa3mBressanone sono allestiti tipi presepi della regione, naturalistici e scenografici; da segnalare quello di Franz Xaver Nissl, del 1790 e altri del XVIII e XIX secolo; a mwa3qMiola un'usanza ventennale prevede che i tanti presepi allestiti in famiglia vengano posti in luoghi visibili dai visitatori, che possono così avere una rassegna della tradizione presepistica trentina; a mwa3uSan Sigismondo, nella chiesa, è conservato un presepe del 1390cite-ref-catello-95-0[95], tra i più antichi del mondo a figure mobili.

Il presepe nel mondo

Il presepe, originario dell'Italia, si è diffuso in numerosi paesi, adattandosi alle tradizioni locali. Le scene della Natività variano per dimensioni, materiali e stile, passando da statuine in miniatura a rappresentazioni viventi. Oltre al valore religioso, il presepe è spesso un simbolo culturale e identitario, celebrato attraverso mostre, concorsi e manifestazioni natalizie.

Presepe catalano

Le origini del presepe in Spagna sono da rintracciare all'epoca della regno mwa34borbonico a Napoli. Infatti, gli scambi e i traffici che si attuarono tra Napoli e la Spagna, influenzarono quest'ultima sulla tradizione della costruzione del presepe durante il periodo natalizio. In Spagna, il presepe si diffuse maggiormente nella regione della mwa38Catalogna, grazie anche alla passione di Ramon Amadeu (mwa4a1745-mwa4e1821) il più famoso scultore dell'epoca che si dilettava nella costruzione dei pastori in creta. È da ricordare che la prima associazione di appassionati del presepe nacque proprio in Spagna intorno al mwa4i1860, anche se quest'ultima ebbe vita assai breve. Si diffuse allora la più importante "Asociaçion de Pesebristas", che dal mwa4m1921 influenzò anche le successive scuole. Tra i vari appassionati del presepe, si distaccarono alcuni abili artigiani che diedero vita alla "scuola del gesso catalana", che stravolsero l'idea del presepe allora in voga. Essi diedero vita al cosiddetto presepe "storico", ossia quello che più riproduce fedelmente paesaggi, costumi e costruzioni della Palestina ai tempi della mwa4qnascita di Gesù.

Presepe provenzale

La tradizione mwa44provenzale vuole che la nascita del presepe sia da attribuirsi alla Madre Pica che già nel mwa481200 costruiva rappresentazioni di scene di vita religiosa in Provenza e in mwa5aLinguadoca. Alcuni studiosi infatti, ritengono che la tradizione del presepe nacque proprio in mwa5eFrancia e che S. Francesco d'Assisi (a cui, per molti, si fa risalire le origini della tradizione del presepe) non fece altro che replicare questa tradizione con alcune significative varianti. Il presepe provenzale è comunque influenzato dai tratti del mwa5ibarocco italiano e non si sviluppò prima del settecento. Per ricreare i pastori si utilizzavano manichini lignei con mani, teste e piedi in terracotta o cera: segno evidente di una influenza dell'artigianato italiano. A livello storico la mwa5mRivoluzione francese spezzò la tradizione del presepe. Tradizione che riaffiorò prepotentemente ai tempi del concordato tra mwa5qPio VII e mwa5uNapoleone Bonaparte. Il presepe entrò nelle case più umili anche grazie all'azione del figurinaio Jean Louis Lagnel, che produceva pastori di argilla, prodotti in stampi, a basso costo. Oggi queste statuine d'argilla, dette mwa5ysantons si trovano numerose in vendita, in tutti i mesi dell'anno nei negozi di souvenir per turisti.

Presepe nei paesi di lingua tedesca

La tradizione del presepe nei paesi di lingua tedesca è molto sentita, anche perché leggenda vuole che nel mwa6mDuomo di Colonia, in Germania, si trovino le spoglie dei mwa6qRe Magi, qui trasportate da Milano dall'imperatore mwa6uFederico Barbarossa nel 1164. In molte città come Monaco, mwa6yAugusta, mwa6cNorimberga si allestiscono nelle piazze dei veri e propri mercati di Gesù Bambino (letteralmente Christkindlmarkt). In questo rustico e caratteristico mercatino si vendono molti pastori e presepi veri e propri, oltre a dolciumi e decorazioni tipicamente natalizie.

Presepe nei paesi dell'est europeo

Ai paesi dell'est europeo sono riconducibili quattro tradizioni diverse, rappresentate da quattro nazioni diverse: mwa7aUngheria, mwa7eRussia, Polonia e mwa7iSlovacchia. La tradizione ungherese vuole che il presepe, o Betlemme, si costruisca in una cassa a forma di chiesa o stalla e che sia trasportabile a mano. I personaggi che animano il presepe invece sono fatti di legno o carta o tutt'al più di ovatta e davanti a questa rappresentazione arde costantemente una candela votiva. Il presepe russo è costruito su due piani. Sul lato superiore vengono riprodotti i classici episodi della nascita del Cristo in una grotta; sul lato inferiore, invece, vengono riprodotte scene umoristiche di vita quotidiana e popolare. In Polonia, invece, tradizione vuole che il presepe abbia forma di una cattedrale ricoperta di mwa7mcarta stagnola colorata. Si compone di tre parti: una superiore dove angeli annunciano il tanto atteso evento della nascita del bambino Gesù, in quella centrale viene raffigurata la grotta con il bue e l'asinello, e infine la parte inferiore è costituita da rappresentazioni di contadini polacchi insieme ai Re Magi. Per quanto riguarda la mwa7qSlovenia, infine, in ogni casa contadina si costruisce un presepio che adornerà un lato della casa definito per questo "sacro".

Presepe nel resto del mondo

Il presepe nei paesi dell'mwa7cAmerica Latina può essere definito un presepe mwa7gfolcloristico a cui si dà risalto il sole splendente e l'azzurro dei cieli, in quanto in questi Paesi il mwa7kNatale ricade in piena estate. In questi luoghi il presepe si diffuse a causa dell'evangelizzazione degli "indigeni" da parte di mwa7ogesuiti e sacerdoti portoghesi, spagnoli e francesi. In Africa invece, i primi presepi che si costruirono erano fatti di gesso e furono portati dai missionari. Con il passare del tempo il presepe africano si è arricchito di scenografie e materiali maggiormente di origine africana. Nei lontani paesi d'oriente il presepe si affermò soprattutto nelle varie oasi cristiane. Si narra che l'imperatore delle Indie mwa7sAkbar (mwa7w1556-mwa701605), nonostante non si convertisse al mwa74Cristianesimo, provò sempre grande simpatia per questa arte che lasciò diffondere nel suo vasto imperocite-ref-96[96].

Aspetti commerciali e turistici

Da anni, ormai, vengono costruite ogni sorta di mwa8kstatuette per la rappresentazione della nascita di Gesù: mwa8oangeli, mwa8spastori, Re Magi ed altri personaggi, creando così un vero e proprio mercato a livello mondiale. Di statuette se ne possono trovare di diversi tipi, per dimensione, mwa8wartista, materiale e mwa80prezzo.

Altri moderni articoli da presepio sono: la carta-roccia per la riproduzione delle pareti rocciose, le lampadine elettriche che simulano il fuoco, le lanterne girevoli per la proiezione di immagini di angeli, le fontane che versano acqua in un circuito chiuso azionato da una pompa elettrica, le statuine meccaniche che riproducono vari movimenti.

Lares romani e statuine del presepe: analogie e differenze

Alcuni studiosi hanno osservato somiglianze tra la rappresentazione dei mwa9emwa9iLari (lares) nell’antica Roma e le statuine del presepe moderno, pur sottolineando che non esistono prove dirette di un legame causale tra le due pratiche.

I Lai erano divinità tutelari della famiglia e del focolare domestico, raffigurati in statuette di terracotta o pitture, collocate nei mwa9qlararia, piccoli altari domestici, dove venivano onorati con offerte quotidiane e preghiere.cite-ref-treccani-lari-97-0[97]

Le statuine dei Lari erano elementi centrali della devozione domestica e della vita rituale della famiglia romana; esse rappresentavano presenze protettive e simboli di continuità familiare, ma non erano associate alla commemorazione dei defunti come si potrebbe intendere oggi.cite-ref-98[98]

Nel presepe moderno, introdotto come tradizione visiva e devozionale in Italia soprattutto a partire dal XIII secolo con San Francesco d’Assisi, le statuine rappresentano la Natività di Gesù e i personaggi evangelici, disposte in un piccolo ambiente bucolico o urbano. La funzione delle statuine è quindi principalmente liturgica, educativa e simbolica, volta a illustrare e meditare il racconto evangelico.cite-ref-99[99]

Il confronto tra Lares e statuine del presepe riguarda essenzialmente alcuni aspetti formali: in entrambe le tradizioni si utilizzano figurine tridimensionali collocate in spazi dedicati all’interno della casa, con una funzione simbolica che coinvolge la famiglia e la comunità. Tuttavia, mentre i Lares avevano un ruolo protettivo e legato al culto domestico pagano, le statuine del presepe sono strumenti di narrazione cristiana e non hanno funzione propiziatoria autonoma.cite-ref-100[100]

In sintesi, sebbene alcune somiglianze materiali e rituali possano essere riconosciute, la genesi del presepe moderno è storicamente documentata a partire dal XIII secolo e non dipende direttamente dal culto dei Lari, che rimane parte della religione domestica romana.cite-ref-treccani-lari-97-1[97]

Note

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Per i presepi dei paesi di lingua tedesca:

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• Erich Egg, Herlinde Menardi, mwbwuDas Tiroler Krippenbuch. Die Krippe von den Anfängen bis zur Gegenwart. 2. Aufl. Tyrolia, Innsbruck, 2004; ISBN 3-7022-2604-4
• Ursula Pfistermeister, mwbwgBarockkrippen in Bayern, Theiss, Stuttgart, 1984; ISBN 3-8062-0398-9
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Per il presepe provenzale:

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Voci correlate


Altre tipologie di presepe


Musei del presepe

Museo permanente del Presepio, a Dalmine (BG)
Museo del presepe, a Imperia

Associazioni presepistiche


Luoghi del presepe

Basilica della Natività, a Betlemme
Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma detta anche "Sancta Maria ad Praesepium"
Santuario di Greccio, a Greccio (RI)

Testi sul presepe

Admirabile signum, Lettera Apostolica di Papa Francesco sul significato e il valore del presepe

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) crèche, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Stephen Donovan, Crib, in Catholic Encyclopedia, vol. 4, Robert Appleton Company.